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Federlavaggi illustra gli aspetti generali della depurazione delle acque reflue industriali provenienti dagli impianti di lavaggio veicoli “Nell’ambito della normativa applicabile alle imprese esercenti l’attività di autolavaggio la più rilevante, tra le altre a carattere ambientale, è quella relativa alle acque di scarico generate dall’attività d’impresa e che collega la possibilità di esercizio all’ottenimento dell’autorizzazione allo scarico”. E' quanto rende noto Federlavaggi sul suo sito. “Il rilascio dell’autorizzazione allo scarico da parte degli enti preposti (Comune, Provincia, Regione) - prosegue - è condizione preliminare all’esercizio della stessa attività d’impresa e nella sua forma documentale è rilasciata al titolare o legale rappresentante l’impresa esercente. La documentazione necessaria per il rilascio dell’autorizzazione allo scarico si compone di una serie di moduli da compilare in cui si devono indicare solitamente le caratteristiche dei sistemi idraulici e dei sistemi depurativi (portate idrauliche e consumi idrici, tipologia di impianto adottato, ecc ), accompagnata da una relazione tecnica che illustra in dettaglio il funzionamento del presidio depurativo. L’autorizzazione allo scarico deve essere rinnovata ogni 4 anni dal rilascio e la domanda di rinnovo deve essere inoltrata un anno prima della scadenza della stessa. L’ottenimento dl rilascio dell’autorizzazione allo scarico è condizione necessaria ma non sufficiente a mettere l’impresa di autolavaggio nella condizione di operare con un basso rischio, ove con il termine rischio si intende l’esposizione dell’azienda ad un evento che genera costi o danni comunque quantificabili. Infatti, anche se l’autorizzazione è ottenuta grazie ad una istruttoria favorevole essa è completamente svincolata dalle procedure di controllo che possono gravare sull’imprenditore lavaggista da parte delle autorità a tale scopo preposte (ARPA, NOE, ecc). Questa indipendenza tra il rilascio dell’autorizzazione allo scarico e gli effettivi valori che poi si rilevano nelle acque reflue impone, en passant, una riflessione circa la validità della pratica che tutti i lavaggisti dovrebbero attuare: l’“autocontrollo”, ovvero il monitoraggio periodico dei valori dei propri scarichi idrici, per prevenire malfunzionamenti dei presidi depurativi (impianti) e abbassare così il rischio di non conformità. I valori dei parametri tabellari presenti e rilevabili allo scarico - conclude Federlavaggi - rappresentano la condizione che determina la conformità o la non conformità dell’azienda che esercita l’attività di autolavaggio, alle leggi ambientali che regolano gli scarichi. E’ doveroso sottolineare che le fasi distinte di rilascio dell’autorizzazione allo scarico e controllo degli scarichi sono proceduralmente e concettualmente separate. Per quanto riguarda infine il riciclo delle acque reflue esso è sempre possibile, dal punto di vista legislativo, in un impianto di autolavaggio purché ovviamente la quota non ricircolata nell’impianto di depurazione sia conforme ai parametri tabellari al momento dello scarico, secondo quanto disposto dal D.lgs 152/2006”. |